giovedì 29 marzo 2007

DARCHEDUCHESCIONAL CHANNEL

Lo sapevate?
Anni di sfiga e di sfortune e di tribolazioni e di pietre in faccia non danno diritto a nessun rimborso, né a nessuno sconto sulle sfighe, sfortune, tribolazioni e pietre in faccia a venire!
OTTIMISMO! Scoprivatelo... se ci riuscivatelo!

(.. Oh, quando ho la gné gné-ite acuta devo esternare in tutti modi. Oggi ci potrei dipingere pareti su pareti...)

mercoledì 28 marzo 2007

ARCHIVIUM - Nel novembre 2006 scrivevo...

08 novembre
MISSION III? IMPOSSIBLE
Io amo i film di MISSION IMPOSSIBLE. Sì, anche quella caciaronata diretta da John Woo, perchè è la caciaronata di un maestro. Eccomi dunque noleggiare felice come solo una fata dark può essere la terza parte. Figurati. Si parla perfino di Roma! E' mio!

...

Stendiamo un velo pietoso. Dopo un bell'inizi, e intendo proprio quei 3 fotogrammi prima dei titoli di testa, è un film in caduta libera. E non è un complimento. Noioso. Scontato. Ovvio. Capisci il nocciolo della questione dopo 10 minuti. Stai a grattarti la pancia dopo 15. Ti chiedi machecacchio dopo 20. Il film dura 2 ore piene. Tutto è patinato e fashion, perfino il filo di sangue che esce dal taglio di Ethan Hunt. Tutto è ripetitivo e calcolato come nel più scontato dei telefilm. E non basta il cast di bravi attori a dare uno spessore (minimo) a questa storiella risciacquata. Hanno tutti quella faccia che sembra dire "facciamo questa marchetta e andiamo a casa".
Scorrerò velocemente sul finale, perchè è un abominio di banalità alla fine di una collezione di banalità. Passo e chiudo.

Forse è vero che certi successi dovrebbero fermarsi all'apice, senza tentare di spremere la tetta della mucca fino a che non è completamente asciutta. Si potrebbe almeno rimanere con un ultimo, positivo ricordo. D'altra parte lo diceva il titolo stesso: MISSION IMPOSSIBLE. Prima o poi la missione doveva fallire.


23 novembre
INVENZIONI LINGUISTICHE
Siatemi testimoni! Ho giusto oggi coniato una metafora per indicare in termini affettuoso-erotici la pancettina intrigantissima di certi maschietti, chiamandola "Cuscino di Venere". Per chi non ne capisse le numerosi implicazioni, consiglio al più presto un incontro sensuale con una signorina.

martedì 27 marzo 2007

DOVE STIAMO MIAGOLANDO NEL BUIO

Io sono quella cattiva e irriverente, la satanista sgozzapolli e squartamicini, infondo mi vesto di nero e guardo film horror, non può essere altrimenti. Grazie popolo. Perchè le vostre etichette trasudanti idiozie mi concedono ogni tanto il lusso di scoprire che anche il giaccacravattista più smaccato può nascondere una bella mente bacata.

Finalmente finisce l'odissea di Cogne, la mammina si becca 30 anni per aver trucidato suo figlio. Sinceramente nei suoi confronti non provo alcuna pietà, né nei confronti di un marito che l'ha coperta fino ad ora. I figli so' pezz ' core? Parliamone.

Un collega tanto perbenino legge uno di questi bignami del quotidiano, quelli che distribuiscono gratis in ogni strada di ogni città. E deve per forza esternare il suo perbene-pensiero. Perchè darle trent'anni? Ha ucciso SUO figlio, si è fatta del male per sé. Il figlio era suo, mica di altri. Chi ruba, invece, o chi ammazza i figli degli altri, allora sì. Giù botte.

Giusto ieri sera pensavo che tanti crimini meriterebbero ben altre punizioni: lavori sociali a vita, proibizioni di tenere attività pubbliche o attività proprie, impedimento costituzionale ad arricchirti per il resto dei tuoi giorni... Quando si parle di vite umane, invece, qualcosa di simile alla bile mi sale alla gola. E mi riesce difficile pensare che basti la patria potestà a rendere un crimine più lieve.

Ma io sono una spellamicini. Lo afferma il popolo, perchè mi vesto di nero. Il resto si commenta da sé.

ARCHIVIUM - Nell'ottobre 2006 scrivevo...

15 ottobre
LA CASA DEL DIAVOLO - Rob Zombie strikes again
... tralasciamo la pessima traduzione italiana del titolo che vuole solo scimmiottare il precedente LA CASA DEI MILLE CORPI, onde invogliare l'utente medio a recarsi solerte al cinema...

Rob Zombie è un genio, e lo dico con affetto quasi materno. A volte i geni fanno cose spiazzanti. Anche in senso, in qualche modo, negativo. Semplicemente perchè se ne sbattono del mediocre pensiero comune. Io non sono un genio, e nonostante debba premettere che Rob lo è, e che questa sua seconda fatica cinematografica è spettacolare, una domanda mi sorge spontanea:

perchè considerare LA CASA DEL DIAVOLO un sequel del precedente film?


In comune i due film hanno solo la famiglia Firefly, braccata in lungo e in largo per un'America troppo selvaggia e troppo sporca, ma forse quasi più vera di ogni America holliwoodiana che ci hanno propinato. Il gusto eccessivo, boccaccesco, che ripassava, di citazione in citazione, il meglio e il peggio dell'horror à la NON APRITE QUELLA PORTA, così visionario da farci accettare le peggiori nefandezze e l'infrazione dei più sacri taboo, si trasforma in un'analisi spietata dei valori americani tout court. Nel bene e nel male.

E così LA CASA DEL DIAVOLO (doppiamente pessimo titolo perchè il film è praticamente tutto un on the road) diventa un'opera di violenza vera. Il misterioso Dr. Satan scompare nel nulla, come il migliore degli incubi, per lasciare posto al demonio che può essere dentro ognuno di noi. Il gioco si ribalta, e in un calibratissimo gioco di specchi, la vittima si fa carnefice, mentre nella poliedrica realtà della provincia americana più dimenticata e più reietta Rob va in giro con la sua telecamera a scoperchiare pentole su pentole piene di vizi, peccati e violenze.

Si potrebbe dire, quindi, un film più maturo. Che non si appella ad un generico "mostro" per produrre una carrellata di scioccanti episodi, ma vuole scavare fino alle radici del male. La follia si fa all'improvviso più vicina e più reale. Il titolo originale è infatti THE DEVIL'S REJECTS, ovvero i reietti del diavolo, come a dire, neanche Satana li ha voluti. MA chi sono questi reietti? La famiglia Firefly? O meglio: solo la famiglia Firefly?

Tanta intensità non giustifica e non spiega l'incolmabile gap tra questo e il precedente film. E' la stessa differenza che intercorre tra una visione sotto acido e una chiara e spietata analisi sociologica. E solo questo lascia un po' di amaro in bocca, nel terrore che il collegamento sia solo, anche all'origine, di natura commerciale.

Per il resto, semplicemente un film da 10 e lode, colonna sonora inclusa.



24 ottobre
IL CICLO
Una donna che afferma scomode verità in modo deciso è per ogni uomo solo una donna col ciclo.

domenica 25 marzo 2007

TRASPARENZA - pt. 1

La Trasparenza è un Dono non desiderato che se opportunamente coltivato può diventare una Dote (basta comprare una vocale e una consonante, alla fine). Forse, come molti doni, derivante da un trauma infantile, qualcosa del tipo figliola, in ogni occasione, anche dove potresti brillare di luce propria, stai manza! ripetuto dall'età di 5 anni. Ricordo episodi abbastanza agghiaccianti, in verità, ma visto che questo post non si intitola "V per Vendetta", passerò oltre.

Si diceva che grazie alla Trasparenza, certi personaggi riescono ad abitare da decenni il pianeta senza che troppi se ne accorgano. Essere trasparenti non richiede di fatto una grossa abilità, è una specie di esserci-senza-esserci. Un passare inosservati. Un dispendio di potenzialità per un rendimento scarso. Del portatore (sano) di trasparenza si nota il dettaglio, mai l'insieme. Si dice madovetihogiàvisto?!?! E il portatore più smaliziato sorride dentro di sè. Sono dieci anni che ci vediamo nel solito posto.

Non è facile spiegare con esattezza la Trasparenza, sarà per la sua natura, come dire, inconsistente. E perchè ha molteplici fenomeni. Si potrebbe dire che a parità di qualità del manufatto, il Trasparente ottiene 1 cenno di nota dove altri ottengono 10. E non è solo questione di marketing.

Personalmente ho provato anche a strepitare e ad affermare la mia presenza in ogni dove con modi inequivocabilmente poco trasparenti. Niente. E allora ho cominciato a trovare questa cosa divertente. Mi permette di osservare in santa pace la folla. Sarò trasparente ma ciò non mi salva dall'essere terribilmente curiosa, anzi. In uno spazio scevro di baccagliatori/commentatori/avventori/venditori porta-a-porta/vari ed eventuali, ho modo di muovermi liberamente. Imparo a ad essere e fare principalmente per me stessa. Necessità e virtù. E' una bella palestra. E gli aneddoti si sprecano.

Un effetto collaterale assai divertente della Trasparenza è che la gente ti vede in posti e dimensioni spazio-temporali in cui tu non sei ma stata. Una specie di Madonnina di Lourdes. Apparizioni anche ubique. Lì e là nello stesso momento. Miracolo! Però, giuro, nonostante si potrebbe pensare il contrario, non piango mai sangue.

(... to be continued??? ...)

venerdì 23 marzo 2007

ARCHIVIUM - A settembre 2006 scrivevo...

30 settembre
LE COLLINE HANNO GLI OCCHI (e parlo di Wes Craven)
Forse è mutata la sensibilità, ma certi vecchi film horror sono inquietanti solo per quanto sono scarsi e lasciano spazio all'immaginazione. Se immaginazione non ne hai, è un problema. Se il regista per qualche scena tenta di sopperire alla tua immaginazione, è un problema.
Problemi a parte l'originale wescraviano delle colline occhiute, per quanto sia stato sicuramente sovversivo nei contenuti e nelle immagini ai suoi tempi, ha svariate pecche che nulla hanno a che vedere con l'epoca in cui è stato girato:

- finisce "ammerda"
- ha una storia siluppata malissimo
- attori poco in parte

ma una notevolissima e cazzutissima presenza animale che fa il culo a tutti quanti, cattivi inclusi (tanto per ribadire che quando l'uomo è cattivo definirlo "animale" è un'eresia).
Tale dettaglio è cotanto gasante e ganzifero che quasi ti fa rivalutare tutto il film (quasi). E forse vorrebbe lasciar sperare (utopia) che la natura sappia difendersi benissimo anche da sola. In realtà questo è un altro paio di maniche.

giovedì 22 marzo 2007

CREPUSCOLARIA

Certi giorni resistere alla Tristezza è inutile. Se vuole, Ella ti trova ovunque. Ed Ella vuole, chissà come mai. Forse per questo compito ingrato la pagano bene.