mercoledì 29 aprile 2009

GEOMETRIA

Meglio essere se stessi a 360° che qualcun altro a 90°.

lunedì 16 marzo 2009

THE WRESTLER

Ci sono molti motivi per cui andare a vedere un film come The Wrestler. Perchè ne hanno parlato tanto, e ha quasi vinto degli Oscar. Perchè comunque ha vinto il Golden Globe. Perchè c'è un grande ritorno di Mickey Rourke. Perchè diciamo che Mickey Rourke non è esattamente quel gran figo di una volta (si chiama voyerismo da massaia: ma te lo ricordi? ell'era tanto bello, bada ora come s'è ridotto). Tra l'altro vorrei ricordare alle massaie in linea che è da un pezzo che Mickey non è più il Mickey di Nove settimane e mezzo. Ma forse Sin city era troppo alternativo per voi.

Poi, vabbè, c'è il motivo più classico: perchè è un film di quelli eroici. Ok, The Ram, il protagonista di The Wrestler, non è esattamente un eroe, anzi, è un anti-eroe, nel senso che se una cosa gli può andare male, beh, gli ci andrà. Ma proprio per queste principio potremmo direi che è l'eroe degli sfigati, e quindi, in quanto tal, anche lui, a suo modo...

Davvero, la cosa straordinaria di questo film, oltre alla sua semplicità, oltre alla parte di Mickey, ritagliata sulla sua pelle e sulla sua storia personale con una bravura quasi sartoriale, è la sua, passatemi il termine... banalità.

Banalità nel senso di cose ovvie, scontate e per certi versi quasi da manuale. Eppure toccanti. La vecchia tigre che sbarca il lunario vendendo se stesso nei modi più biechi, ormai solo, lontano e tenuto a distanza dagli affetti, dal benessere di una vita anche solo medio-borghese, ormai macchietta del suo glorioso passato eppure ancora così attaccato alla vecchia idea di se stesso da credere che l'applauso della folla sia l'unico calore umano di cui potrà godere è infondo, banalmente dicevo, ma fin troppo efficacemente, la metafora dell'uomo moderno che paga troppo spesso, e in modo spropositato, certe scelte fuori dall'ordinario. Apparentemente il messaggio è: tanto in alto sali, tanto in basso sarà la tua caduta, una caduta da cui non ci si rialza veramente, mai. Eppure troppo spesso ci si scorda che anche nell'essere più in fondo alla scala della vita può celarsi una dignità che va oltre ogni limite socialmente codificato.

Un bel film, che fila via liscio e prevedibile, come una fiaba a rovescio, nient'affatto patinato, nient'affatto corretto, quasi un documentario della vita di un ultimo qualsiasi, basta cambiargli faccia e nome. In fondo wrestler non lo siamo un po' tutti?

venerdì 16 gennaio 2009

Sociologia Spicciola 1

Infondo anche il dare la colpa al caso è una forma di religione.

lunedì 1 dicembre 2008

FUNNY GAMES - commento libero che se ne infischia dello spoiler

Finalmente ho visto FUNNY GAMES, o, come lo chiama lo stesso regista, che ha praticamente remakerato se stesso, FUNNY GAMES U.S.
La storia è semplice: due promettenti giovani pazzi, cresciuti a pane ed Arancia Meccanica, s'intrufolano nelle estive case di felici famigliole tipo e le fanno psicologicamente e fisicamente a pezzi, senza un perchè. Voilà fatto un film.
Non so, la pellicola mi ha lasciata perplessa. Forse tutto quello che sto per dire finirà per sembrare una critica positiva, eppure io sono davvero perplessa.
Ad esempio ho trovato la recitazione di Tim Roth, del mio Tim Roth, decisamente inefficace e priva di spessore. Già questo è sufficiente motivo per essere profondamente delusi ed indignati. Ma non è questo, no.
E' che il film non ha fondamentalmente scopo. Non mira a nulla. Non ha un messaggio. E' pura crudeltà. Dall'inizio alla fine. Figo, direte. Basta con quelle trame giustizialiste in cui alla fine il malvagio paga sempre. Il malvagio, nella realtà, non paga quasi mai. Ok, forse sono io che sono nel mio periodo vendicativo, e mi gaso solo quando arrivano i nostri e fanno a dritta e a manca tanti culi così.
Il fatto è che concepire che ai due malvagioni alla fine vada tutto così liscio è semplicemente inverosimile. Anche se forse, e qui nasce il paradosso, nella realtà può capitare molto spesso. E allora? Allora niente, allora in un'ora e 45 min. di pellicola non ti aspetti che tutto precipiti come su un piano inclinato, senza un intoppo: ciò turba la tua idea preconcetta di probabilità.
Per non parlare del fatto che i due personaggi negativi alla fine sono impersonali e anonimi come le ciabatte di una massaia qualunque. Chi sono, da dove vengono, perchè fanno quello che fanno: perfino i nostri politici sono più motivati. Non sapremo mai neanche i loro veri nomi: ora si chiamano tra di sé Paul e Peter (notare la sagace scelta di una delle coppie più famose del mondo, Pietro e Paolo, che in realtà non si frequentò praticamente mai, se non in spirito), poi Tom e Jerry, oppure semplicemente "ciccio", il più banale degli appellativi dopo "hey, tu".
Insomma... loro... sono anonimi, e sono odiosi e antipatici.
Voce fuori campo: sono i cattivi, DEVONO essere antipatici da contratto!
E invece no! Anche il cattivo può essere coinvolgente. Non dico ammirabile, non dico amoroso, ma cribbio! Puoi averne paura, ribrezzo, orrore, sdegno. Questi due li detesti come il primo della classe, come l'esattore delle Tasse, come il vigile. Vorresti cambiare canale ogni volta che guardano l'obbiettivo!
Alla fine tutto va come pensi che andrà. Si capisce quasi dalla prima inquadratura, il che potrebbe denotare tutta la genialità e tutta la pochezza di quest'opera. E' una specie di documentario romanzato sulla serena quotidianità spezzata, sulla banalità del male. Grazie mille.
Non ho visto l'originale ma mi chiedo se davvero c'era bisogno di farci un remake. Se pensate di non aver ancora chiaro quanto sia turpe la mente umana, allora sì. Se invece già siete nella fase incazzosa, allora siete pronti per qualcosa di più coinvolgente.
In ogni caso la scena che mi ha dato più fastidio è quella in cui ammazzano il cane. Non so perchè, mi illudo che l'essere umano abbia sempre una ben che minima chance di ribellarsi, l'animale già non più.
Have fun.

mercoledì 12 novembre 2008

NEUROLOGIA

[cit.]
- Hai presente com'è fatto il cervello?! E' un po' come un budello! -

Corollario: pensieri e merda possono essere più imparentati di quello che sembra.

mercoledì 5 novembre 2008

ONCE BLACK YOU NEVER GO BACK

E' quasi scontato che sono al centonovantesimo cielo che abbia vinto Obama. Ho solo qualche remora ad esserlo perchè lui è nero, è altrettanto razzista che l'affermare che non dovesse essere eletto perchè lo è.
Certo, visto che il colore della pelle ancora nel 2008 costuisce un fattore estremamente discriminante per accedere a certe posizioni sociali, ok, allora vantiamoci di avere il primo Presidente afro-americano, e speriamo che ci dia una bella lezione di politica e di intelligenza.
Oby, hai aperto una porta, un portone, una voragine!!!!
Dopo di te ci auspichiamo:

Un Papa nero
Un Presidente della Regione Lombardia musulmano (e con la barba)
Un paio di acuti cinesi nella giunta comunale fiorentina
Un ministro alla pari opportunità brasiliano transessuale

... ma soprattutto, e seriamente, una svolta radicale nella testa della gente, perchè in milioni di anni di evoluzione siamo tra le poche razze che non hanno capito un cazzo (le altre si sono stranamente già estinte).

martedì 14 ottobre 2008

Grazie...

... Quando ad un popolo non resta che sperare in una sostanziosa vincita al Superenalotto, significa che si è toccato il fondo...

Questo è un pensiero dark, ma anche no.